We Want Sex (Equality). Era il 68, in Inghilterra.
Quella rivolta di 187 operaie che portò poi, due anni dopo, alla legge sulla parità salariale, fece da modello a tutte le normative europee. E mica solo nel film, successe sul serio. Probabilmente chi in quel gruppo di donne c'era, pensando al 2011 si sarà immaginata una società molto più che alla pari, dove le donne non avrebbero dovuto lottare per diritti che a quei tempi venivano considerati privilegi. Già... a quei tempi.
In diverse occasioni il film mi ha fatto riflettere: lo scambio di battute tra Rita, la donna che dà il via alla lotta delle operaie, e il marito che le fa notare quanto è fortunata ad aver accanto un uomo che non si ubriaca tutte le sere, non sperpera i soldi e non picchia né lei né i bambini; o lo scontro tra la ministra del lavoro e l'emissario della multinazionale americana che minaccia di andarsene se lei sosterrà le richieste delle operaie (Marchionne dice niente?).
Ma più di tutti c'è un particolare che ha fatto sfarfugliare il neurone durante la visione del film. Quando Rita e le altre portavoce vengono informate che la ministra del lavoro vuole avere un incontro con loro, si emozionano parecchio. Vedono all'orizzonte la realizzazione di una lotta in cui hanno creduto ma penso che l'agitazione fosse pure essere ricevute da una persona, una donna che rappresenta un'istituzione importante. C'è rispetto per quella carica e ciò che rappresenta perché il rispetto se l'è meritato.
Ecco, poi penso a me, ad ora e se dovessi esser io ricevuta da un ministro qualsiasi che abbiamo al governo. Alla nausea che mi viene immaginando di stringere la mano ad un* individu* che dovrebbe rappresentarmi e invece non ha la minima idea di cosa voglia dire rispettare me e il lavoro che DOVREBBE fare.
Meno male che guardo i film per non pensare troppo: influenza + ciclo + allergia sono un pessimo trinomio.

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